Money in Space dallo Specchio allo Spazio
in tentativi di teleconnessione di pace
di Ada Lombardi
Docente di Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Roma
Money in Space, dallo Specchio allo Spazio in tentativi di teleconnessione di pace
Uno dei miei film preferiti, nonostante il tempo passato, rimane Cabaret con Liza Minnelli, soprattutto la celebre canzone Money. Ancora sorrido al ricordo di quei suoni onomatopeici che riprendevano il tintinnio delle monete, in una danza che rendeva comico e irrideva l’attaccamento inverosimile degli umani al denaro. Un apprezzamento ben condiviso, visto che il film vinse ben otto premi oscar. Una condivisone evidentemente dei più, e questo nonostante la narrazione main stream decida di collocare il denaro come indiscusso bene dell’umanità. Perché in effetti e a ben vedere il denaro ha un posto prioritario direi non ben giustificato nella scala dei valori della società contemporanea. Ci si aspetterebbe infatti che l’economia restasse nella sfera delle possibili utility, nella categoria degli strumenti per raggiungere obiettivi ben più ampi; e tra questi obiettivi posso citare tanti esempi letterari, filosofici e artistici che ambiscono ad ampi orizzonti, partendo dalle diverse edizioni delle “Repubbliche”, da Platone a Marco Tullio Cicerone. Possiamo pensare ai noti valori morali delle epiche che abbiamo tanto penato per studiare e analizzare a scuola, ma che ci aprivano orizzonti magnifici, facendoci sognare sugli eroi greci, gli stoici romani, le virtù di madonne piene di grazia, tale da poter condurre persino i mortali alle porte del paradiso, come la splendida Beatrice di Dante, che nessuno ha pensato mai di riprodurre con borse a tracolla. Persino la poetica figura di Don Chisciotte con i suoi progetti e visioni impossibili. Che fine hanno fatto queste icone di un mondo scolastico, totalmente sconfessato da quello della cosiddetta realtà che lo contiene? Guardando e ascoltando le narrazioni delle personalità più importanti, con ruoli decisionali nella attuale società globale, capiamo che la formazione scolastica serve ed è utile per avere la dialettica che accaparra consenso, per convincere e poter quindi allargare la sfera dei vari ruoli di potere e conseguentemente produrre profitto e ricchezza, fine ultimo anziché strumento. In sostanza la formazione letteraria e umanistica è utile per ingannare, e alla fine danneggiare l’ambiente e inevitabilmente distruggere possibilmente la vita degli “altri”.
Queste sensazioni che qualcosa non è esattamente al suo posto, o dove dovrebbe essere, sono forse avvertite dai giovani che devono ancora uscire dal mondo scolastico, ma poi “crescendo” si comprende che per non fare la fine di Don Chisciotte bisogna ob torto collo, convincersi che non c’è nulla da fare e piegarsi al “matrix” societario, accettare le regole del gioco se non si vuole essere esclusi dal tavolo dei giocatori.
Queste sensazioni probabilmente le abbiamo avute tutti, ma spetta esclusivamente a chi si rifiuta di “crescere” (nel senso di accettare quelle regole del gioco ritenute inique) poter poi continuare ad avere una scala di valori spirituali, artistici e filosofici connessi a sfere che vanno oltre la visione ristretta alla sola specie umana. Questi “Peter Pan” sono gli eroi del contemporaneo, almeno come personalmente amo definirli. Vorrei presentarne qualcuno, ma senz’altro avrete già capito che vorrei indicare un esempio eccellente come Papa Francesco, che ha lasciato un’eredità con cui abbiamo appena iniziato a fare i conti e che a mio avviso darà grandi frutti da qui ai prossimi anni; sto parlando della enciclica Laudato Si del 2015, dove il papa ci lascia un’analisi lucida dell’ homo oeconomicus, di quell’uomo che fin dall’inizio di due secoli fa ha spostato Dio dal centro dell’universo per collocare se stesso, perdendo l’equilibrio armonioso tra lui e il creato; così come lo stesso Papa Francesco ricorda in questi passi: “Il modo migliore per collocare l’essere umano al suo posto e mettere fine alla sua pretesa di essere un dominatore assoluto della terra è ritornare a proporre la figura di un Padre creatore e unico padrone del mondo, perché altrimenti l’essere umano tenderà sempre a voler imporre alla realtà le proprie leggi e i propri interessi.”[1]
E questo passo concorda con posizioni definite pagane dai suoi detrattori, come quelle di Marco Tullio Cicerone; espresse ben più di 2000 anni orsono nel grande classico De Natura Deorum, che tanto sagacemente argomentavano, più che sul divino, sulla natura amministrativa e psicologica, nonché societaria dell’essere umano. Ma ancora continua Papa Francesco nella sua lucida analisi sulla natura umana: “In tal senso è nudo ed esposto di fronte al suo stesso potere che continua a crescere, senza avere gli strumenti per controllarlo…gli mancano un’etica adeguatamente solida, una cultura e una spiritualità che realmente gli diano un limite e lo contengano entro un lucido dominio di sé”[2].
Ma a mio avviso Papa Francesco coglie l’elemento più importante di questa disanima della natura umana; il santo padre sottolinea come l’attitudine a protendere verso l’interesse e il potere sia stato determinato in realtà da un aspetto della mente umana che senza spiritualità esce fuori dalla possibilità del controllo razionale su se stessa. Questo diventa un aspetto interessante. Nella costruzione dei valori che è un cammino che protende verso i beni astratti, la mente umana tende a privilegiare tutte quelle cose a cui si offre un aspetto positivo e a denigrare tutte quelle che hanno un aspetto negativo, di sottrazione e di mancanza. Sembrerebbe quasi il paradigma degli algoritmi con cui sono ideati e costruiti i computer. Ecco che l’accumulo diventa un fattore positivo e la povertà si delinea come negativa tout court.[3] Questo grazie alla struttura della mente umana che evidentemente tende alla separazione e alla concettualizzazione. La razionalità logica, soprattutto nella tradizione del pensiero occidentale, crea concetti attenzionando e osservando gli oggetti singolarmente, separandoli dal contesto, che diventa neutro o azzerato, e sottolineo la parola azzerato. In sostanza la mente umana si muove su categorie opposte, sull’uno e lo zero, sul positivo e il negativo. Perché questo è il suo limite, non riesce a connettere realtà complesse e dinamiche nella loro trasformazione. Questo dovrebbe portare consapevolezza del limite stesso dell’attività cerebrale umana, su cui è costruita la stessa progressione scientifica. Tale inconsapevolezza del limite umano può portare, ed evidentemente l’ha fatto, l’homo oeconomicus a una lettura falsata della realtà del contesto in cui vive. Analizziamo questo importante passaggio dedicato alla globalizzazione del paradigma tecnocratico tratto dall’enciclica di Papa Francesco: “In tale paradigma risalta una concezione del soggetto che progressivamente, nel processo logico-razionale, comprende e in tal modo possiede l’oggetto che si trova all’esterno. Tale soggetto si esplica nello stabilire il metodo scientifico con la sua sperimentazione, che è già esplicitamente una tecnica di possesso, dominio e trasformazione. E’come se il soggetto si trovasse di fronte alla realtà informe totalmente disponibile alla sua manipolazione. L’intervento dell’essere umano sulla natura si è sempre verificato, ma per molto tempo ha avuto la caratteristica di accompagnare, di assecondare le possibilità offerte dalle cose stesse…Per questo l’essere umano e le cose hanno cessato di darsi amichevolmente la mano diventando invece dei contendenti. Da qui si passa facilmente all’idea di una crescita infinita o illimitata, che ha tanto entusiasmato gli economisti, i teorici della finanza e della tecnologia. Ciò suppone la menzogna circa la disponibilità infinita di bene del pianeta, che conduce a “spremerlo” fino al limite e oltre il limite. “[4]
E qui si inquadrano due punti magistrali della realtà umana, di una realtà scomoda che si vuole disconoscere e che contradirebbe qualsiasi potere: i limiti della razionalità umana su cui poggia il pensiero dominante supportato soprattutto in passato da quello scientifico, e i limiti stessi spaziali, fisici, e quindi economici del pianeta. Non può esistere quindi un potere che non sia nefasto se non si accorda con la realtà sostanziale dei limiti.
Ma ci sono degli scienziati, degli economisti e dei filosofi che fortunatamente hanno rifiutato di “crescere” e che invece accrescono la comunità degli eroi contemporanei. Infatti, un altro Peter Pan ragguardevole è senz’altro Serge Latouche, economista e filosofo francese che accoglie con energia l’enciclica di Papa Francesco, annettendolo nella nuova filosofia decrescente di cui senz’altro Latouche si può definire come padre fondatore, e si deve sottolineare come coraggiosamente Latouche e in modo appropriato abbia fondato un movimento che prende un nome significativo: La Decrescita. Ma cosa ancora più ragguardevole Serge Latouche sottolinea come la società contemporanea non sia diventata atea, ma abbia, come nel vecchio testamento quando Mosè si allontanò per ricevere le tavole della legge, sostituito Dio padre con il Dio Denaro: “La decrescita è dunque blasfema e provocatoria, perché noi viviamo in una società della crescita, una società dominata dalla religione della crescita, con la quale abbiamo un rapporto religioso, visto che la crescita è un vero e proprio dogma. “[5] …” Che una crescita infinita su un pianeta finito è un’assurdità totale, e che lavorare solo per guadagnare di più è un’assurdità e un’oscenità ancora più totale”.[6] E sagacemente il filosofo tedesco Anselm Jappe che appare ancora più radicale di Latouche aggiunge per rafforzare il concetto: “Il termine “feticismo” della merce va piuttosto preso alla lettera: le merci, per noi, sono come degli dei la cui volontà ci trascende. Quando si dice ‘Lo vuole il mercato’, o ‘Vediamo come reagiranno le borse’, sembra che si parli di divinità autonome, come se non fossimo noi stessi a costituire il mercato.”[7]
Ecco che con questa premessa si presenta con la sua veste temibile e controversa il nuovo Dio della società contemporanea: il denaro, che supera persino il concetto stesso di potere; perché è l’uno per eccellenza in rapporto concettualmente dialettico con la sua assenza, che definisce lo zero come categoria mentale.
Che Papa Francesco abbia avuto il coraggio di alzarsi per denunciare la pericolosa aberrazione di tutto questo e quanto danno sta apportando, è encomiabile. Tanto coraggio sarà importante per tutti quelli che verranno dopo di lui, perché potranno portarne avanti il testimone; così come sta facendo Papa Leone XIV dopo di lui, in grado di alzarsi anch’esso per contrapporsi alla guerra e alla prepotenza cieca del potere dato dal denaro, e ai suoi proseliti, riferendoci ai fatti di questa primavera dell’anno 2026.
Ecco che tanti altri eroi contemporanei o Peter Pan, dandoci la libertà e la licenza quindi di definirli, li possiamo trovare anche tra gli artisti, e uno tra tutti affronta coraggiosamente il nuovo Dio della società contemporanea: il denaro.
L’amicizia che mi lega a Paolo Monti risale al 1990, sono passati ben 36 anni ed è di allora, ricordo, la sua attenzione nella trasformazione del denaro in altro da sé, per trasportarlo e analizzarlo nei due quadranti negativi del piano cartesiano; ricerca a cui Paolo Monti ha dedicato pressoché tutto il suo percorso artistico, lasciandosi trasportare lui stesso nell’avventura che gli ha permesso di stravolgere il potere negativo del denaro, ma anche del pensiero scientifico, sulle orme della ricerca utopica del bene, che, diciamolo, é l’utopia delle utopie. Ma che ci piace chiamare arte, e che ci annovera tra quelli che hanno deciso di non smettere di ricercare e di credere nelle utopie.
Paolo già dall’adolescenza, nella sua formazione, protende per la vocazione artistica studiando all’istituto d’arte di Velletri, contraddicendo le aspettative dei genitori, in particolare del padre che vedeva per lui un futuro da commerciante; ovvero chi, come sua estensione, continuasse ad occuparsi dell’azienda di famiglia. Niente di tutto questo, Paolo in realtà, proprio perché il commercio sembrava essere l’unica preoccupazione del suo genitore, sviluppa presto una completa avversione per tutto quello che rappresentava il mercato, e quindi il denaro, punto di focalizzazione delle preoccupazioni familiari. Un’ avversione che cresce nel tempo grazie a un evento che sconvolgerà la sua vita. Un incidente accorso all’età di 16 anni lo porta ad avere disturbi tali da aver bisogno di uno specialista, uno psichiatra neuro-infantile. E’ in questo modo che entra nella sua vita Giovanni Bollea, padre fondatore della neuropsichiatria infantile italiana del dopoguerra. Si delinea così una grande figura nella sua adolescenza che inaspettatamente lo sprona, come secondo padre, ad occuparsi delle sue aspirazioni artistiche, inizialmente viste come una sorta di arte-terapia per poi affermarsi come il futuro stesso di Paolo, la strada da percorrere per affermare la propria identità e per offrire una risposta al proprio ambiente societario.
E’ di questo periodo la prima opera che prende il titolo di Il tempo annulla il reato del 1978. L’artista raccoglie in un sacchetto di plastica una sorta di fustellature, realizzate con la carta delle banconote. Nel dettaglio, le vecchie banconote di 500 lire, decretate obsolete e destinate al macero sono ridotte in coriandoli dall’artista, grazie a un’obliteratrice. Più che un’opera si tratta di una sana reazione indirizzata a trasformare in qualcosa di ludico il mezzo di acquisto dei beni, ma anche il veicolo, l’icona attraverso il quale lo stato afferma la propria sovranità, e il titolo dell’opera ricorda come distruggere i vessilli dello stato era considerato un vero e proprio reato fino alla caduta della monarchia, avvenuta nel 1946. Quest’opera è inedita e per la prima volta è esposta al pubblico in questa personale; s’intravede nonostante la giovane età, l’alta comprensione della lezione delle neo-avanguardie degli anni 60/70, ad esempio l’Arte Povera, espressa nell’affidare al linguaggio e al titolo una chiave di lettura sinestetica dell’opera.
Nel frattempo Paolo si iscrive ad architettura poiché sentiva di aver necessità di fare arte, ma soprattutto di impadronirsi di un metodo per concretizzare, “cristallizzare” le idee in opere e materia concreta. Così come afferma lui stesso. Ma le sue ricerche lo portano a “nuotare controcorrente” e quindi ad approdare a una sorta di anarchitettura, se vogliamo trovare una definizione, arrivando a concepire un’architettura “fuoricampo”, che contradiceva la concezione stessa di stabilità perenne su cui si basa l’architettura. In realtà una menzogna, poiché non esiste in natura una materia che sfugga alle leggi di deperibilità congenite. Con Laura Rossi, sua compagna e poi moglie, concepisce delle opere architettoniche che insieme chiamano Esercizi di consapevolezza, dove inseriscono dei meccanismi che rendono manifesti gli stati di cambiamento delle materie edili, una sorta di orologio del tempo che comunica lo stato di deperibilità delle costruzioni. Si inserisce quindi l’elemento tempo nella progettualità e nella resa dell’opera architettonica, rendendo manifesto la presenza della materia come agente vivente e protagonista delle opere.
Grazie a questo P. M. Inizia ad avvalersi di nozioni tecniche e scientifiche che studiano i cambiamenti e le trasformazioni delle materie. E’ di questo periodo il ciclo di opere che prende il nome di Flussi Aurei Danzanti, banconote appese al muro con sottostante una resistenza che si attiva grazie a dei sensori che rilevano la vicinanza del pubblico. Sostando davanti alle banconote la resistenza emette calore, i cui vapori rendono visibile una vibrazione atmosferica che fa vibrare, tipo effetto “morgana”, l’immagine visibile delle banconote. Anche qui si gioca con il significato delle parole, e sul loro ruolo nella metamorfosi e trasformazione del senso stesso quando le parole si immettono nel flusso societario[8]. I flussi aurei possono essere riferiti, seguendo la lezione di David Hume, al rapporto di relazione tra il valore delle monete con l’accumulazione aurea e il sistema di cambi fissi, risalente al meccanismo automatico di aggiustamento monetario chiamato flow price mechanism, basato sulla flessibilità dei prezzi e dei salari. Che in pratica rende anche evidente come una realtà fatta di numeri complessi sfugga al controllo dell’umanità. Ma l’artista gioca sulla trasformazione del senso di questa realtà, e anche qui riesce a trasformarla in una azione ludica e creativa. Grazie a questa occasione si avvia una ricerca sui sistemi di trasformazione e di cambiamento prodotti dal calore, che insieme all’artista abbiamo deciso di chiamare ‘Ciclo termico’.
L’accrescimento di nozioni scientifiche, dato dall’approccio a queste opere, lo porta a stringere amicizia con tre artisti che avevano già condotto ricerche analoghe a cavallo tra arte e scienza quali Antonio Lombardi, Maurizio Mochetti e l’artista umbro Karpuseeler. Nasce un sodalizio fertile, giocoso e attivo. Da questi artisti, Paolo verrà attirato soprattutto per la loro capacità di esprimere attraverso un fenomeno materiale la purezza stessa dell’idea. Insieme a loro riuscirà a comprendere come partendo da un’idea si può concretizzare un intero processo fino ad arrivare a una sua cristallizzazione, ovvero all’opera. Una delle opere più felici di questo periodo è lo Specchio elastico che riuscimmo a esporre al convento dei cappuccini presso le Fonti del Clitunno in Umbria, nella mostra ‘Carmina Burana’ da me curata nel 1990. Controlla il catalogo ma siamo piuttosto certi di non aver partecipato, forse ti riferivi a “Invito Italiano”, Termoli 1992 dove è stato esposto il cono con il mercurio “Onde Elastiche”, 1989. Contenitori colmi di mercurio assorbono le vibrazioni prodotte da corpi solidi pressati trasferendole in onde luminose
La mostra “Acque tecnologiche” in Invito italiano era sempre curata da te, dove nel testo citi Mochetti ed esponevano anche Antonio Lombardi e Karpuseeler. Comunque Onde Elastiche è la matrice di Specchio Elastico sempre del 1989.
“Invito Italiano” di Ada Lombardi | 1992
Come afferma l’artista l’opera è uno specchio che fugge e ti nega, un’installazione di cinque tronchi di cono (5 e non 4 coni, non serve ripetere circolari, nella cui generatrice è posto il punto luminoso che oltre a determinare la grandezza del cono, registra anche la variazione luminosa che attiva la vibrazione attraverso dei sensori di prossimità) a congrua altezza, che contengono dei catini di mercurio che, sempre grazie a dei sensori che si attivano con la vicinanza dello spettatore, mettono in moto un sistema di vibrazioni che produce le onde ellittiche dello strato di mercurio, rendendo vibratile tutta la superficie e impedendo così il rispecchiamento delle persone che si affacciano sull’installazione.
Nelle opere dell’artista Il forte legame con le neo-avanguardie degli anni 60 e 70 si rafforza sempre di più. Intanto la ricerca si affina addentrandosi nei circuiti dei flussi vitali. Attraverso le nozioni scientifiche l’artista esplora i fenomeni della vita e dell’antropocene, riuscendo a far sentire allo spettatore come la materia stessa sia a tutti gli effetti un fenomeno vivente, al di là della specie e del genere e come ebbi a dire una sorta di “performance della materia”[9]. Dove il mercurio, gli ossidi si manifestano allo spettatore grazie alla sua presenza partecipata, come nell’opera Specchio elastico o ancora nel ciclo Mutagene, le cui opere furono esposte per la prima volta nella mostra ‘Molteplici culture’ curata da Karolyn Bagarghiev e Ludovico Pratesi. (in realtà è corretto ma forse andrebbe specificato che in mostra c’era una mutagena che impiega il denaro: “Immagine di Dollaro”, 1989 Un’immagine proiettata muta progressivamente fino alla sua completa sparizione)
Questo ciclo comprende l’inserimento in vetrini appositi di sostanze organiche, ma anche di banconote e di reagenti chimici che ne dissolvono o cambiano la sostanza e l’aspetto. Il risultato viene proiettato e stampato come fotografia, che ovviamente diventa un esemplare unico, poiché la trasformazione continua ed è irreversibile, fino all’essiccamento di tutte le sostanze.
Dallo Specchio elastico quindi si passa allo Specchio termico e al ‘Ciclo del Flottage’ che viene presentato per la prima volta alla Planita nel 1996. Fui io stessa a presentarlo e, cosa abbastanza rara nei percorsi degli artisti, oggi posso dire che la ricerca dell’artista continua negli stessi binari, evolvendo con gli stessi principi. Al punto che le affermazioni di allora, fatte nel saggio di presentazione del catalogo della mostra, possono essere ritenute valide ancora oggi. “Monti manipola lo ‘strumento’ scientifico visualizzando un evento, trasformando il mezzo quindi in segno, supporto, linguaggio e contenuto. E’ un’affermazione importante che implica la volontà di astenersi dal costruire uno stile o un movimento e segna una posizione diversa, che si contrappone al tecnicismo dell’arte del Novecento. Monti paradossalmente supera il tecnicismo attraverso la tecnica stessa. L’atteggiamento dell’artista segnala una postazione differente rispetto ad alcune frange movimentiste, che risultano ancora intrappolate in un’attitudine illustrativa della tecnica e del tecnicismo (vedi alcuna videoarte, computer-arte, realtà virtuale ecc.) improntate ad evidenziare ancora un ‘linguaggio modernista’.”[10] Queste affermazioni fatte trenta anni fa sono ancora attuali. E infatti ancora oggi le ultime ricerche dell’artista hanno questa stessa posizione, riuscendo a non farsi intrappolare in un linguaggio accademico, mantenendo quindi un puro spirito di esperimento estetico, e di verifica di una teoria.
Lo specchio termico era uno specchio al negativo, una telecamera a raggi infrarossi che restituiva, su un apposito schermo, l’immagine termica degli spettatori: le parti più “accese” dell’epidermide erano a colori caldi e quelle più “spente” a colori freddi, rivelando quindi lo stato emotivo che solitamente non appare. Ecco che ancora l’artista lavora sui quadranti negativi del piano cartesiano, interessandosi a quei dati dell’assenza che tuttavia ci rivelano la ricchezza e la pienezza dei valori spirituali, suggerendoci come la scienza stessa potrebbe allargare i nostri orizzonti se orientata in altro modo.
Dallo Specchio elastico passando per lo Specchio termico si arriva al Tunnel armonico, omaggio a Ettore Majorana del 2004. Senz’altro un’evoluzione degli stessi concetti che portano Monti a studiare i fermioni di Majorana e la loro particolare natura che comprende, parlando in un lessico popolare e non scientifico, la fusione simmetrica di particelle negative e positive. Il fermione di Majorana fu teorizzato dal fisico Ettore Majorana che nell’articolo Teoria simmetrica dell’elettrone e del positrone[11], prefiggendosi l’obiettivo di far cadere la nozione di stato di energia negativa, sottolineava la non necessaria esistenza, per alcune particelle particolarmente neutre, di rispettive antiparticelle. In sostanza la simmetria dei Fermioni di Majorana poteva suggerire esteticamente la rifrazione ripetuta e simmetrica dell’immagine riflessa in uno specchio. Era “pane per i denti” del nostro artista, che riesce a costruire un dispositivo che chiama Caleidoscopio performativo di onde sonore e luminose. Tale dispositivo unisce particelle sonore e luminose grazie a un principio di rifrazione all’infinito. Il sistema attraverso il suono (un suono qualsiasi inserito nel dispositivo), riesce ad autogenerare le immagini in forma simmetrica che si autoriproducono in maniera simile alle forme simmetriche e autogeneranti dei frattali. Paradossalmente l’assenza di immagini, la parte negativa quindi, si rende fattrice e nutrice delle immagini riproducendole in un gioco di crescita infinita. Questa proprietà autogenerativa porta l’artista ad attivare questo dispositivo costruendo un tunnel specchiante (pareti, pavimento e soffitto sono rivestite di alluminio specchiante) nel liceo classico Pilo Abertelli di Roma dove è ospitato il museo Enrico Fermi, e invita gli spettatori a entrare racchiusi in una coperta di Mylar specchiante anch’essa. Così come afferma Paolo: “il feedback delle sequenze dinamiche attivate da oscillazioni coerenti di onde sonore e luminose, determina il sincrono di suono e immagini in una complessa evoluzione che ricorda l’auto-similarità della geometria frattale”, e io aggiungerei che le pareti specchianti generano lo sdoppiamento del suono fatto immagine, grazie alle onde di energia prolifica e apparentemente non materica. In parole povere gli spettatori entrano così in uno spazio simile a un universo infinito che riproduce immagini e suoni autogeneranti. Dall’assenza nasce la presenza, dal negativo il positivo, in un movimento inverso a quello che l’uomo occidentale ha sempre percepito. E questa volta è quello che percepiamo come ”antimateria” a divenire performativa, si assiste quindi alla “performance dell’antimateria” o della parte cosiddetta negativa della materia. L’artista lo definisce Tunnel armonico, perché grazie all’intervento degli spettatori, ripresi da due telecamere che si fronteggiano e che proiettano gli stessi in questa fucina di immagini e di suoni che si mescolano e si autoriproducono, lo spazio specchiante diventa un vero e proprio teatro di energia vitale che si autodetermina. Le immagini proiettate nel tunnel sono state realizzate grazie ad un sistema di telecamere che si guardano (feedback o retroazione). Le telecamere del tunnel sono a circuito chiuso e riprendono come descritto di seguito:
“Il tunnel accoglie al suo interno i visitatori che, nell’attraversarlo, vengono avviluppati dal propagarsi delle immagini sulle superfici specchianti. I visitatori/partecipatori, con addosso un mantello specchiante in mylar, riflettono le immagini sino a scomparire in un camouflage olografico stocastico. Un contesto d’interazione in cui il fruitore dà vita spontaneamente ad un evento sistemico aperto, processuale e dinamico dove ogni esperienza si fa personale e l’opera dona tanti punti di vista quanti sono i visitatori che vi interagiscono.
Un sistema di telecamere a circuito chiuso riprende integralmente, e da più punti di vista, la mostra per tutta la sua durata. I visitatori hanno così la possibilità di rivivere l’esperienza vissuta nel tunnel trasferendo in una memoria storica il proprio auto-ritratto”https://www.paolomonti37788.it/fronte-donda-18/
Nel frattempo tante altre opere erano state generate dall’artista, in particolare la sua ricerca sul denaro era continuata ed aveva prodotto la serie delle ‘Sottrazioni auree’ e la serie delle ‘Frammentazioni’, presentate in diverse mostre curate dal Musis, per interessamento diretto di Luigi Campanella, professore ordinario di Chimica Analitica e Chimica dell’ambiente e dei beni culturali alla Sapienza di Roma; dall’Associazione culturale Crear e dal critico Ludovico Pratesi.
Ma era chiaro che l’esperienza del Tunnel armonico aveva portato Paolo Monti a concepire un allargamento dello spazio di indagine fino a progettare un ciclo che chiameremo ‘Ciclo delle opere in viaggio’, di cui la prima opera si manifesta e concretizza nel 2005.
Nel 2005 si ratifica l’accordo tra Italia e Cina sulla cooperazione scientifica e tecnologica, sull’onda dei progetti presentati per questa occasione Paolo Monti presenta e realizza l’opera TazebAu 2005-La moneta relazionale. Grazie a un amico, Paolo viene a conoscenza che un gruppo di motociclisti tra cui il suo amico, organizza il Marco Polo Motoraid, un viaggio in moto sulla Via della Seta che intendeva attraversare 13 paesi tra Venezia e Pechino. A loro affida 13 dollari, banconote sbiancate, con una dettagliata richiesta di far firmare e fotografare le persone che avrebbero incontrato nelle soste di questo viaggio, fotografandole mentre stavano apponendo la loro firma. Tutto questo materiale fotografico e le banconote stesse sarà utilizzato per creare un corposo ciclo di installazioni a parete, dove le banconote perdendo le loro effigi di potere apparivano nella nuova veste relazionale, arricchita dal superamento spaziale e culturale concretizzato in immagini e vidimato con le autocertificazioni delle firme. Erano di fatto banconote che avevano perso il loro valore per acquistarne un altro fatto di storie umane. In evidente contrasto con le monete che invece sono capitalizzate, accentrate su un unico conto e strutturate nei meccanismi perversi delle borse, dove si reca danno, si distruggono bisogni, vite, si crea disarmonia e sofferenza, qui si diffonde la possibilità dell’incontro diventando un manifesto del dialogo tra diverse culture.
Ma il viaggio delle sindoni dei dollari non finisce qui. In una delle esposizioni e lectures di presentazione delle opere, Filippo Graziani Preside della Scuola di Ingegneria Aerospaziale di Sapienza Università di Roma propone di inserire Sindone 21’37”, una banconota-opera dell’artista, nel satellite Edusat che si intendeva lanciare per monitorare il debris, la cosiddetta “spazzatura spaziale”.
Paolo Nespoli e gli altri astronauti e scienziati italiani affiliati al progetto firmano il dollaro sbiancato, che viene inserito nel razzo Edusat-DneprSS18 e lanciato nello spazio nel 2011. Paolo Nespoli nel 2006 ad ESRIN-ESA Frascati aveva firmato un dollaro sbiancato riportando la sigla della missione STS 120 che lo avrebbe impegnato di lì a poco sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Lo aveva così idealmente associato allo spazio non potendolo portare fisicamente in orbita per divieto assoluto della NASA di portare oggetti comprese le banconote. L’invito è stato fatto nel 2007 da Filippo Graziani e il dollaro in orbita è stato firmato nel 2011 all’imbarco da tutti partecipanti al progetto, viene così inserito nel satellite Edusat e lanciato nello spazio con successo il 17 agosto 2011 con il razzo DneprSS18 dal Cosmodromo di Yasny in Russia.
Dalle fotografie restituite dal satellite, inizia la serie che prenderà il titolo di Tassonomie spaziali 37788. La nuova moneta relazionale stavolta si relaziona con la terra intera, visto che il satellite riesce a ruotare intorno alla terra per più volte durante il giorno; con un significato di conoscenza e non di colonizzazione la nuova moneta abbraccia la terra. Il satellite fotografa con un concetto di cura i cambiamenti in atto; e guarda il territorio tracciandolo nel tempo con un atto di ricognizione, di conoscenza e non di controllo, né di manipolazione. Un nuovo modo di impostare l’osservazione scientifica, visto che Edusat -37788 nulla può fare se non imparare.
Dalla serie di fotografie della terra vista dal satellite cresce il sentimento di cura e di appartenenza che solo lo “sguardo reciproco” può attivare. Così come insegnano e comunicano le madonne con bambino del Duecento e Trecento senesi, dove lo sguardo amorevole tra madre e figlio prende finalmente il posto delle astratte icone frontali teocratiche precedenti. E’ l’arte che ancora segna il cambiamento epocale che ancora attendiamo nella realtà. Nasce un sentimento di pace che porta l’artista a comprendere come la connessione sia la via, la svolta e il cambiamento. La connessione porta la sacralità, mentre la separazione porta il danno. Sono le parole dell’artista sviluppate dalla conoscenza nel corso degli anni dell’opera di Gregory Bateson, grazie all’incontro con la psicologa Serena Dinelli e al Circolo Bateson.
La scienza si è da anni spostata dalle precedenti posizioni meccanicistiche e dai concetti separativi a posizioni complesse e che studiano l’estrema interconnessione di tutte le cose e i fenomeni. Così come ricorda già nel 1998 Ervin Laszlo parlando proprio delle ‘Delocalizzazioni’ di Paolo Monti: “La natura -l’universo stesso- non è una roccia passiva o una macchina senza vita. Gli esseri non sono macchine complesse e non sono separati l’uno dall’altro e dal loro ambiente, ma profondamente e impercettibilmente interconnessi. L’intero cosmo vibra dell’energia creativa dell’auto-organizzazione, costantemente in evoluzione con periodici scoppi d’ innovazione esplosiva. E tutto quello che vediamo entra in questa sottile ma costante interazione con noi, i vedenti. Se scegliessimo d’intrattenere questo concetto dell’uomo e l’universo, non ci relazioneremmo tra di noi ed il nostro ambiente in modo meccanicistico e sconsiderato come oggi avviene”.[12]
Queste analisi portano l’artista a concepire come la filosofia cartesiana, ovvero tutto il corpus del pensiero occidentale sia ancora radicato nel concetto della separazione dell’uomo dal resto dell’universo. Purtroppo, mentre la scienza se ne è affrancata, il resto dell’umanità, ormai globalizzata, e soprattutto i suoi decisori sono ancora attardati e ancorati al contesto della separazione. E’ facile concordare con l’artista come tutti i frutti generati da questo ambito sistematico siano inevitabilmente assorbiti da un sistema complesso che ne sta evolvendo e proliferando gli elementi distorti e ormai degenerati; tra tutti costoro svetta il denaro simbolo stesso dell’iniquità e della separazione.
Anche la chimica Lucilla Rufilli nel 2014, in occasione della presentazione delle Tassonomie Spaziali, sottolinea bene le caratteristiche di queste opere, volte tutte alla connessione e alla messa in pratica della lezione filosofica e scientifica di Gregory Bateson: “Scopo dell’artista, per Paolo, è ricordare all’uomo l’estetica dell’essere vivi, vale a dire l’appartenenza a un sistema che lo comprende”[13]
Nel 2022 Colleferro è la prima città italiana a essere nominata capitale dello spazio. Il riconoscimento le viene dato grazie alla presenza sul territorio dell’azienda Avio, leader nella produzione di lanciatori spaziali e produttrice del satellite Vega. Viene invitato Paolo Monti, riconoscendo la sua opera Sindone 21’ 37” come la prima opera nello spazio e il satellite Edusat-Dnepr 37788, che la contiene, come il primo museo nello spazio. Nella sala Morandi si presentano per la prima volta le opere della serie Teleconnessioni di Pace, stampe fotografiche su alluminio specchiante Dibond, che raffigurano immagini elaborate al computer che fondono (con occhio estetico e creativo) fotografie della terra riprese dal satellite con l’immagine del satellite stesso e dell’icona di George Washington che sta scomparendo perché aggredita dagli acidi.
Siamo arrivati alla fine del nostro percorso storico critico sulle opere di Paolo Monti.
Il senso di queste ultime opere l’abbiamo già accennato ma va ribadito, è sostenuto da un amorevole abbraccio estetico alla terra, da uno “sguardo reciproco” perché si riconosce la vita nell’altro e lo si guarda come essere vivente, come sorella e madre,[14] così come ci ha insegnato Francesco nel suo Cantico delle creature del 1225; dove ben prima della stessa scienza il santo comprende come tutto è composto e plasmato dalla stessa energia vivente, e come l’uomo ne sia parte. Lo stesso sguardo fatto di grazia che commuove per primo lo stesso artista, Pietro Lorenzetti nella sua Madonna con bambino, nel lontano 1320.
Comprendendo quindi come la perdita della comprensione della grazia insita nell’universo, possa essere stata determinata da uno sguardo anestetico, fondamentalmente narcisista di un essere solo, che intravede la sopravvivenza esclusivamente dominando, e che nega e non vede la vita nell’altro da sé. Con Paolo Monti l’arte torna a riproporre lo “sguardo reciproco”. Intravedendo che questa sia la modalità estetica capace a portare la pace, la connessione, il superamento della separazione, dello sguardo che in realtà non vede.
Bibliografia
Papa Francesco Laudato Si Edizioni Dehoniane, Bologna 2015Marco Tullio Cicerone De Natura Deorum Dante Alighieri Editore, Roma 1989
Karl Marx Differenza tra la filosofia della Natura di Democrito e quella di Epicuro Editori Laterza, Bari 2023
Anselm Jappe, Serge Latouche Uscire dall’economia Mimesis Edizioni, Milano 2014
David Hume On Balance of trade CreateSpace Independent Publishing Platform 2015
Ada Lombardi Paolo Monti – Performance della materia in ‘Titolo’ N. 9, 1992Ada Lombardi Lo Specchio Termico Galleria La Planita, Euroma, Editrice Universitaria, La Goliardica, Roma 1996
Ettore Majorana Teoria simmetrica dell’elettrone e del positrone in ‘Nuovo Cimento’ N. 14, SIF editore, Bologna 1937
Ervin Laszlo Nota sul lavoro di Paolo Monti in ‘Delocalizzazioni’ Galleria Arco di Rab, Musis editore, Roma 1998
Lucilla Rufilli Riflessioni nell’ambito della vacanza studio del Circolo Bateson 2014 in ‘Paolo Monti Tassonomie spaziali’ Roma 2015
[1] Papa Francesco Laudato Si Edizioni Dehoniane, Bologna 2015 pp. 61
[2] Op. cit. pp. 84
[3] La teoria degli opposti di Democrito, che spiega le sensazioni (come dolce/amaro, caldo/freddo) e le qualità della materia attraverso la diversa forma e configurazione degli atomi, non è riportata in un unico libro superstite, ma è ricostruita dai frammenti e dalle testimonianze antiche.
[4] Op. cit. pp. 85
[5] Anselm Jappe, Serge Latouche Uscire dall’economia Mimesis Edizioni, Milano 2014 pp.48
[6] Serge Latouche in Op. cit. pp 49
[7] Anselm Jappe in Op. cit. pp 69
[8] David Hume formulò un meccanismo automatico di aggiustamento monetario chiamato “flow price mechanism”, basato sulla flessibilità dei prezzi e dei salari, che mira a dimostrare che l’accrescimento dell’oro e la conseguente espansione dell’offerta di moneta da parte di un paese comportano un deprezzamento della moneta in termini di merci. David Hume On Balance of trade CreateSpace Independent Publishing Platform 2015
[9] Ada Lombardi Paolo Monti – Performance della materia in ‘Titolo’ N. 9, 1992
[10] Ada Lombardi Lo Specchio Termico Galleria La Planita, Euroma, Editrice Universitaria, La Goliardica, Roma 1996, pp. 6
[11] Ettore Majorana Teoria simmetrica dell’elettrone e del positrone in ‘Nuovo Cimento’ N. 14, SIF editore, Bologna 1937
[12] Ervin Laszlo Nota sul lavoro di Paolo Monti in ‘Delocalizzazioni’ Galleria Arco di Rab, Musis editore, Roma 1998
[13] Lucilla Rufilli Riflessioni nell’ambito della vacanza studio del Circolo Bateson 2014 in ‘Paolo Monti Tassonomie spaziali’ Roma 2015
[14] Francesco d’Assisi Cantico delle creature Garzanti, Milano 2026