Paolo Monti - Paolo Balmas - Ravello 1998
The Arctic and Global Change; multidisciplinary approach and international efforts at Ny Alesund
di Paolo Balmas
Docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma
“Paolo Monti – Paolo Balmas – Ravello”
Giovedì 5 marzo 1998 nei locali dell’ Hotel Rufolo a Ravello (SA) dalle ore 19 in poi ai partecipanti al Convegno “The Arctic and Global Change; multidisciplinary approach and international efforts at Ny Alesund” (un’ottantina di scienziati e ricercatori scientifici provenienti da ogni parte del mondo) è stata presentata un’installazione di Paolo Monti intitolata “Flottage”.
L’installazione, già presentata in altre importanti occasioni, consiste in uno schermo sul quale vengono proiettate le immagini raccolte in diretta da una termocamera a raggi infrarossi in grado di riprendere tutti i soggetti che si avvicinano allo schermo stesso entro un determinato campo visivo. I partecipanti al convegno hanno così potuto interagire con la proiezione in questione la quale offriva loro la possibilità di vedere come in uno specchio le proprie immagini termiche a grandezza naturale.
L’evento artistico, concepito come un momento di avvicinamento tra le problematiche della ricerca estetica e quelle della ricerca scientifica, è stato introdotto da una presentazione del prof. Paolo Balmas docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma ed ha suscitato vivo interesse presso il particolare tipo di pubblico cui era rivolto.
Il Convegno in questione (4-6 marzo) è stato organizzato dalla Segreteria Tecnico Scientifica per il Programma Antartide del C.N.R. in collaborazione con il Ny SMAC ed il Ny Alesund Large Scale Facility.
Lo Specchio Termico di Paolo Monti
con Paolo Balmas
Convegno “The Arctic and Global Change; multidisciplinary approach and international efforts
at Ny Alesund”, Ravello, 1998
Oggi sono numerosissimi gli artisti che adoperano tecnologie avanzate per produrre le loro opere tuttavia, contrariamente alle apparenze, la maggior parte di essi non si discosta di molto dalla concezione tradizionale del lavoro artistico, nel senso che cerca tutto sommato soltanto degli strumenti più potenti: ad es. un computer che abbia a disposizione milioni di colori, un programma che permetta di realizzare infinite varianti di uno stesso disegno o un sintetizzatore che permetta di manipolare i suoni a proprio piacimento. Soprattutto quello che interessa i più sembra essere la possibilità di far interagire tra loro diversi mezzi espressivi in una maniera che un tempo poteva essere solo immaginata. La tecnica, in altre parole, è usata soprattutto in funzione del “montaggio” che viene trasformato in “ipertesto” e della “presentazione” che viene trasformata in “effetto speciale”. Paolo Monti ha una posizione del tutto diversa innanzitutto perché egli è interessato a conoscere non solamente i nuovi strumenti a disposizione del creatore di immagini ma anche i principi scientifici in base ai quali funzionano. In secondo luogo perché non si limita soltanto a questi strumenti e ai relativi principi, ma estende la sua attenzione a tutti gli strumenti e i principi per i quali sia possibile immaginare un uso creativo indipendentemente dallo scopo per cui sono stati messi a punto o dall’ambito di ricerca entro il quale sono stati scoperti. Infine perché per lui creazione artistica significa anche critica immediata, cioè basata su fatti evidenti ed esperienze che tutti possono fare, dei più insidiosi e radicati pregiudizi sull’arte, quelli da cui sono affetti non soltanto gli inguaribili conservatori ma anche molte persone che si ritengono illuminati fautori del progresso. Prima di parlare dell’opera qui esposta, “Flottage”, vorrei fare due esempi di lavori precedenti, “Immagine di dollaro” e “Specchio elastico” In “Immagine di dollaro” un autentico frammento di carta moneta rappresentante l’effigie di Giorgio Washington viene racchiuso tra i due vetrini di un telaietto per diapositive. Poiché esso è impregnato di una sostanza che con il calore diviene corrosiva assistere alla proiezione dell’immagine in questione equivale ad assistere alla suo lento dissolvimento. Il pregiudizio che qui viene sfatato è quello della coincidenza tra preservazione del valore estetico e conservazione dell’opera intesa come bene materiale cui corrisponde un valore di mercato. Se infatti ci si riflette il ritaglio di banconota ha indubbiamente un suo valore economico stabilito e misurabile ( in quanto parte di un tutto che esso può completare) mentre al contrario l’ esperienza estetica proposta, e dunque l’istituzione del valore artistico, consiste nell’assistere alla sua progressiva distruzione. In “Specchio elastico” abbiamo invece dei contenitori di mercurio aperti verso l’alto e collegati a un motorino elettrico in grado di farli vibrare quasi impercettibilmente. Poiché il motorino viene messo in moto da un sensore che agisce solo quando qualcosa si frappone tra un raggio di luce perpendicolare alla superficie del mercurio e la superficie stessa, diviene impossibile specchiarvisi nonostante ci si trovi ad evidenza di fronte ad una superficie riflettente. Il pregiudizio qui sfatato è quello secondo cui la fruizione di un opera d’arte è resa possibile proprio dalla stabilità di quest’ultima, cioè dal fatto che la fruizione stessa non la modifica. E veniamo infine a “Flottage”. Quest’opera consiste in un grande schermo sul quale un proiettore fa apparire le immagini riprese da una “termocamera” ad esso collegata in diretta. Poiché la termocamera è situata secondo un’angolazione che gli permette di riprendere chiunque si ponga dinnanzi allo schermo per guardare cosa appare sulla sua superficie ne consegue che ogni spettatore vedrà dinnanzi a sé la propria immagine termografata, cioè colorata con colori convenzionali corrispondenti alle emissioni di calore del proprio corpo. Quest’opera propone ad evidenza un’esperienza che ricomprende quella delle due precedenti ma ci appare molto più complessa e completa. Come nel caso di “Immagine di dollaro” l’opera si modifica inevitabilmente durante il tempo del guardare ed è comunque destinata a svanire. Come nel caso di “Specchio elastico” non si riesce ad avere un’immagine di sé che non sia modificata dalla propria stessa presenza di persone intente a guardarsi. Ma vi è molto di più, lo spettatore infatti una volta compreso il funzionamento di tutto l’apparato non resiste alla tentazione di provare diverse posizioni, compiere dei movimenti o alterare le proprie emissioni di calore (ad es. strofinandosi le mani o agendo sui propri indumenti). Egli diventa dunque compartecipe dell’espressione artistica a secondo della sua inventiva e della sua abilità. A tutto questo si deve poi ancora aggiungere il fatto che essendo lo schermo piuttosto grande diviene possibile guardarsi in più persone e provare interessanti combinazioni fondendo le rispettive sagome. E’ quasi inutile rilevare il fatto che con “Flottage” viene a cadere il pregiudizio secondo cui sia la forma che il contenuto dell’opera sono stabiliti una volta per tutte dall’autore. Infine per concludere la mia relazione vorrei chiarire che la critica ai pregiudizi di cui si è detto non è affatto il solo fine delle opere di Paolo Monti, esse sono anche indubbiamente belle e suggestive nello stesso senso in cui lo sono tante opere del passato che tutti ammiriamo, opere la cui bellezza, peraltro, esattamente come nel nostro caso, non fu mai scindibile dalle critiche che esse stesse muovevano ad altre opere precedenti. Limitandomi al caso di “Flottage” faccio a questo proposito notare che non solo il gioco dei colori e delle linee è perfettamente fruibile come fatto pittorico, ma che addirittura questo lavoro realizza un sogno che ha appassionato molti artisti moderni, quello di dare alla pittura gli stessi poteri del cinema, (immagini in movimento, cambiamento dei piani di visione, introduzione del fattore tempo ecc.) senza rinunciare alle sue prerogative in fatto di unità e coerenza.
Paolo Balmas